Film e pubblicità: una vita parallela fin dalla nascita. 

Il mondo cinematografico si basa e si sostiene sulle infinite pubblicità che finanziano l’uscita dei vari film e, in base all’investimento fatto, tanto è presente all’interno del film stesso il prodotto in questione. Insomma una vera e propria giostra dove, con il giusto equilibrio, tutti ne traggono beneficio, e non solo le parti interessate. Infatti anche per gli stessi spettatori è utile questo “piazzamento” dei prodotti all’interno dei film. E’ anche grazie a ciò che noi riusciamo a sentirci più partecipi, più coinvolti nel film stesso, in quanto ci proietta in un mondo quanto più verosimile, visto che siamo noi stessi radicati in una realtà fatta di prodotti e marchi.
È proprio nella parola “piazzamento” che si trovano le migliori intuizioni dei pubblicitari. Il cosiddetto “product placement” è lo studio che comprende a fondo quale tipo di prodotto va inserito in una determinata storia o scena di uno specifico film. Insomma, si tratta di dare uno slancio commerciale considerevole ad un determinato prodotto, ed un’arma in più al realismo della storia, portando milioni di persone dentro allo schermo, e anche dentro ai negozi.
Ovviamente il product placement ha anche i suoi risvolti negativi, dovuti alla riuscita o meno del film. Se un film va male, o l’attore legato al marchio in sé non riscontra il giusto successo, il prodotto ne risente, e la manovra risulterà non solo fallimentare, ma anche deleteria per le finanze dell’azienda che ha deciso di investire nel film. Infatti per evitare tali flop, di solito si applica un’azione trans-mediale con pubblicità, adver movies e altre azioni commerciali da affiancare al prodotto cinematografico, una sorta di universo mediatico atto a pubblicizzare il prodotto all’interno del film, quasi come una matrioska pubblicitaria.
Tra i vari film spiccano tre film campioni di incassi, campioni di seguito e di pubblicità che meglio spiegano il fenomeno sopra spiegato.


Il primo, in ordine cronologico, è E.T. l’extraterrestre, un film di Steven Spielberg del 1982, presenta un mix di vari prodotti sponsorizzati, ma il principale, quello che più di tutti ha avuto poi un incremento incredibile delle vendite, sono le caramelle “Reese’s pieces”. Elliot (il ragazzino protagonista) grazie a queste caramelle di cui è ghiotto E.T., riesce a stanarlo e a far si che lo segua fino a casa. Dal successo della pellicola derivarono milioni di ricavi per la Hershey’s Reese’s Pieces, capace di moltiplicare all’inverosimile le vendite, sfruttando anche come testimonial pubblicitario lo stesso E.T.
La nota curiosa è che Spielberg in realtà avrebbe preferito le più famose caramelle M&M’S per il suo curioso alieno, ma l’offerta della Mars (proprietaria del marchio M&M’S) fu considerata troppo bassa. Forse non credevano nel successo del film, ma soprattutto, non credevano che sarebbe stato un ottimo testimonial E.T.
Un caso curioso di Product Placement lo troviamo invece nel film Cast Away. Film pluripremiato di Robert Zemeckis con il grande attore Tom Hanks che si troverà per quasi tutto il film come unico attore… o quasi. Chuck, il protagonista interpretato da Tom Hanks, nonché proprietario della FedEx si troverà a dover sopravvivere da solo su un’isola deserta, dopo un incidente aereo. Oltre al già citato attore hollywoodiano, su quest’isola troviamo un altro personaggio: Wilson. Wilson è un personaggio inanimato, che prende voce e personalità solo nella testa di Chuck, che traspone in noi tutto un ventaglio di emozioni legati a Wilson che altro non è che un semplice pallone da palla a volo della Wilson Sporting Good! In questo caso particolare, il prodotto non solo è presente nel film, ma ne diventa anche parte attiva, un elemento drammaturgico e un attore non protagonista. L’altra particolarità di questo film, è che il regista aveva già in mente di usare un pallone di questo marchio, così come aveva deciso di usare la FedEx come azienda di spedizioni che avrebbe permesso a Chuck di poter sopravvivere. È per questo che proprio perché queste due aziende erano alla base della sceneggiatura in sé, come parti attive della narrazione, si sono trovate a non dover sborsare un solo dollaro per tale pubblicità. Insomma, un vero e proprio colpo di fortuna, e non solo per Chuck!
Come ultimo esempio riguardo la pubblicità indiretta non si può che prendere in considerazione quello che è stato una rivoluzione della narrazione convergente e anche della pubblicità a 360°: Matrix.

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Neo, protagonista della trilogia Matrix – fonte flickr

 Matrix, volendo diventare un’ icona per quanto riguarda la tecnologia e  i nuovi media, ha inserito al suo interno i più grandi marchi, avendone  anche un profitto straordinario, forse la più redditizia tra le campagne  pubblicitarie fin qui citate. Infatti all’interno del primo film della  trilogia troviamo marchi come Hewlett Packard, Samsung, Nokia, Sony.  Nel secondo film, Matrix Reloaded, film molto più incentrato sulla  sfarzosità fasulla del mondo virtuale troviamo anche grandi aziende  simboli della vita di lusso, come Ducati, Chrysler, Audi. un vero tripudio  di lusso e potenza, tralasciando la verosimiglianza della vita dello  spettatore con quella del film, ed ergendolo a stile di vita da inseguire, da sognare, da raggiungere. Peccato che sia solo fantascienza…o no?