Si sa che le sirene sono attratte dalla musica che accompagna il loro canto.
Partenope, per questo scelse il golfo di Napoli. Lì, seduta sugli scogli, la sirena cantava accompagnata dall’armonioso soffio del vento, che infrangendosi sulle rocce le scandiva il tempo, assieme alle onde del mare.

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Via Partenope, Golfo di Napoli – fonte: it.wikipedia.org

La musica, al tempo dei miti e delle leggende, non abbisognava di particolari artifici. Il ruolo principale lo svolgeva il canto e qualche strumento utilizzato alla buona, purché producesse un suono, un’armonia che portasse ristoro. Già Platone affermò che, come la ginnastica serviva ad irrobustire il corpo, la musica doveva arricchire l’animo.

Non a caso, a Napoli, i tre principali conservatori di musica nacquero per scopi caritatevoli e di beneficenza, accogliendo bambini orfani o indigenti e dandogli una formazione musicale. Si donava a chi aveva poco, o non aveva niente la serenità e il conforto della musica e la conoscenza della sua tecnica. Grazie a donazioni pubbliche e private, nei lontani anni del ‘500 si costituirono, in ordine cronologico, Santa Maria di Loreto nel 1537, la Compagnia della Chiesa de Santo Nofrio nel 1578, e infine, il Conservatorio di Santa Maria della Pietà dei Figlioli Turchini nel 1583.

Inizialmente l’attività musicale era mero supporto ai riti e alle pratiche liturgiche, ma nei primi anni del seicento numerosi fattori concorsero ad apportare alcuni cambiamenti. Innanzitutto la richiesta di servizi musicali ebbe un notevole incremento, non più solo da parte di committenze religiose ma anche laiche. E, come conseguenza naturale, contemporaneamente, si avvertì, da parte delle istituzioni, l’esigenza di formare i giovani in maniera tale da garantire loro un futuro nel campo stesso della musica, andando così a soddisfare quell’aumento di domanda. Passarono così dall’essere istituti, a vere e proprie scuole di musica.

Agli inizi dell’ 800, poi, per necessità economiche e logistiche si decise di riunire tutte e tre i conservatori in un unico organismo, che, dopo vari spostamenti di sede e altrettante trasformazioni, divenne, ed è ancora tuttora, il Reale Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella.

Musiche che narravano di storie diverse, suoni che vibravano tra le pareti strette dei vicoli della città, melodie che avvolgevano i partenopei si uniscono a creare una vera e propria orchestra armoniosa. Arte che non abbandona mai la città. E se si tende l’orecchio, senza pretesa alcuna, si può persino udire il canto della sirena, ancora così indissolubilmente legata a quegli scogli, a raccontarne le origini e a dedicargli il suo amore.